·  CROWFUNDING E CROWDINVESTING

Il Crowdfunding è un termine evidentemente di derivazione anglosassone che in italiano possiamo tradurre come “finanziamento di massa”*. Questa espressione rappresenta una modalità contemporanea di raccolta del denaro da parte delle imprese (specie le start up che trovano difficoltà di finanziamento nel mondo bancario). Una sorta di finanziamento collettivo attuata da un gruppo di persone che intendono allocare le proprie risorse in esubero presso le imprese che riescono a coltivarle, aiutandole così a ottenere i propri obiettivi economici e nello stesso tempo ottenere rendite sul capitale immobilizzato, che ben difficilmente riusciranno ad avere negli altri settori del mondo finanziario a parità di rischio reale. Affinché la raccolta sia effettivamente di massa questa non può che avvenire sul web dove c’è una moltitudine di soggetti sempre connessi in rete e che possono intercettare le opportunità offerte dal mercato del crowdinvesting.

Il crowdinvesting, a differenza del crowdfunding vero e proprio, non offre denaro per motivi di beneficienza o per la realizzazione di obiettivi collettivi che altrimenti non potrebbero venire alla luce. In questo caso si tratta di una vera e propria colletta che avviene sul web e non prospetta ritorni finanziari sul denaro investito, ma benefit sociali, i quali hanno ovviamente la loro importanza. Lo spirito del crowdinvesting è ben diverso giacché esiste un sinallagma puramente economico tra il soggetto finanziante (crowdfunder) e il soggetto finanziato (società offerente). Il motto che anima l’inziativa è da una parte dato dal pensiero: “io mi fido della bontà economica della tua iniziativa e ti offro del denaro per realizzarla, ma in cambio voglio una rendita superiore a quella offerta dal mercato ordinario con lo stesso rischio“. Dall’altra parte si avrà un pensiero opposto ma concordante nell’obiettivo: “Se tu hai fiducia nella mia iniziativa economica io ti premio con una rendita commisurata a quanto prevederò di ricavare dal mio progetto“. L’obiettivo è la realizzazione economica del progetto che, nel caso del real estate crowdfunding, coincide con la creazione di valore immobiliare. Prima condizione affinché un immobilizzo di crowdinvesting abbia l’esito sperato è, dunque, quello di valutare che il progetto crei reale valore. Valore reale significa che il prodotto immobiliare potrà, poi, essere collocato facilmente sul mercato.

Tralasciando l’Equity crowdfunding che costituisce di fatto un immobilizzo nel capitale proprio (equity capital) dell’azienda in cui s’investe e per il quale è possibile eseguire investimenti solo nei portali autorizzati dalla CONSOB, andiamo ad analizzare il Debt crowdfunding che costituisce, al contrario, il capitale di debito dell’azienda (debt capital)**, vale a dire tutte le anticipazioni di capitale ottenute sul mercato (debt capital) per il quale, invece, non è necessaria alcuna autorizzazione, salvo alcuni accorgimenti a tutela dell’investitore che rimangono comunque obbligatori per i portali che eseguono questo tipo di raccolta.
Avremo, quindi, come raccolta di debt capital in modalità crowd:
Lending crowdfunding (in breve LCF);
Royalty crowdfunding (in breve RCF);
Reward crowdfunding (WCF).

(*) La rete propone spesso la traduzione letterale: “raccolta della folla”, la quale non è altro che una cattiva abitudine di proporre i neologismi derivanti dall’inglese traducendoli frettolosamente con mezzi informatici e che presentano limiti evidenti. Nel caso di specie appare ovvio che crowd nella semantica italiana corrisponda a massa e ancor più appare ovvio che funding stia per finanziamento. 
(**) Il tasso di attualizzazione per l’analisi dei flussi di cassa di un investimento è, infatti, calcolato, oltre che sul rischio, anche sul bilanciamento tra debt capital ed equity capital secondo il cosiddetto WACC

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